Nota del Presidente: La storica occasione della politica italiana

Ho sempre pensato che ci fosse sostanzialmente un punto in cui i 5 Stelle avessero da sempre avuto (almeno in parte) ragione: se non è vero che i vecchi partiti sono superati e che la differenza tra destra e sinistra non ha più senso, è comunque vero che in un mondo ideale così dovrebbe essere, e che in un futuro così potrebbe essere se ci sarà l’impegno della politica e della società civile.

Se è vero che è normale che esistano interessi contrapposti e gruppi che rappresentano interessi di parte, è pur vero che una nazione per progredire e svilupparsi deve essere il più possibile unita, e la politica nel senso etimologico del termine (quello di servizio alla polis, ossia di servizio alla cittadinanza), a questo deve tendere guardando in primo luogo al bene comune e non alle ideologie.

Al capo politico dei Cinque Stelle riconosco il merito di un tentativo che non è riuscito a portare avanti con successo: quello di cercare di superare la lotta di classe partendo coraggiosamente dalla fusione in un unica figura del ministro che deve occuparsi delle imprese (il ministro per lo sviluppo economico) e del ministro che deve occuparsi dei lavoratori (il ministero del lavoro). Un simile tentativo era probabilmente destinato al fallimento fin da subito, ed è quasi certamente destinato a non essere ripetuto nel breve tempo, ma è comunque una preziosa indicazione di un cammino da perseguire, ancora una volta teso verso il bene comune, pur con la consapevolezza che un simile tentativo rasenta il folle inseguimento di un’utopia irrealizzabile e che per essere inseguire questa lucida follia occorrono capacità e sensibilità non certo comuni ed alla portata di tutti.

Anche se non sono un “grillino”, e sono personalmente ben lontano da diverse idee che il Movimento porta avanti, credo che queste siano basi utili per ripartire avendo ben chiaro che la crisi innescata stoltamente in pieno Agosto dalla Lega del ministro Salvini può trasformarsi, come spesso accade con le sciagure, in una straordinaria opportunità per la politica italiana ed il Paese.

Non è compito di un presidente di un’associazione sostituirsi al Capo dello Stato e dire se si debbano sciogliere le camere o meno, e non è mia intenzione fare questo. Tuttavia una riflessione sulle contingenze che l’Italia sta vivendo credo di potermela permettere.

Che incamminarsi verso il voto ora possa essere potenzialmente pericoloso e la soluzione della crisi debba orientarsi verso una prosecuzione della legislatura sono in molti a pensarlo. Se questo cammino è, sotto certi aspetti, secondo alcuni, obbligato, proprio questo può essere una spinta verso un cambio di paradigma della politica ed un cambio di prospettiva che possa portare ad una svolta positiva per il Paese.

Una piccola rivoluzione, questa, che la politica potrà operare se saprà imparare dall’esperienza di questi mesi e dagli sbagli di questa esperienza senza buttare via tutto ed aggiustando il tiro.

Il così detto “contratto di governo” basato su estrapolazioni di singoli punti programmatici di due forze politiche eterogenee ha inevitabilmente mostrato i propri limiti, conducendo il Paese nella situazione attuale. Non era difficile, per dire il vero, sin dall’inizio prevederlo perchè fondare una intesa su pezzi di programmi non omogenei ha inevitabilmente trasformato l’esperienza di governo in una competizione per l’affermazione di singoli punti caratteristici delle due diverse politiche ed immediatamente identificabili per un elettorato chiamato ad esaltarsi per piccoli presunti successi politici.

La domanda è se, a questo punto, sia possibile fondare una nuova esperienza di governo tra forze eterogenee sulle solide basi di ideali e concetti comuni per il perseguimento del bene comune. Se lo si vorrà fare, lo si dovrà fare necessariamente con una prospettiva di legislatura, poichè solo cercando di allontanare finalmente il clima da campagna elettorale che la Lega ha fatto respirare per tutto il tempo sino ad ora, con la forza della volontà di allontanare l’orizzonte elettorale, si potranno far prevalere le idee e gli interessi comuni sugli interessi particolari della singola forza politica, almeno per un periodo, lavorando su ciò che unisce tutti e dimenticando, sia pure assai brevemente, ciò che divide.

La politica, la buona politica, ha la possibilità di dimostrare che ci sono cose che non hanno colore politico e non sono di destra o di sinistra. La politica, la buona politica, ha la possibilità di attestare che i diritti fondamentali sono di tutti, che fronteggiare l’emergenza climatica deve essere obiettivo prioritario comune, che lo sviluppo economico, morale, e culturale del Paese è interesse di ogni persona, e che nessuno ha interesse davvero a tornare indietro di oltre settantanni mettendo in discussione quell’istituzione sovranazionale che ci ha donato sinora il periodo di pace più lungo della storia umana, anche se questa necessita assolutamente di una profonda riforma.

Una cosa sicuramente sarà fondamentale e necessaria per il futuro dell’Italia. Abbandonare immediatamente l’aspetto più deteriore e pericoloso del cosiddetto “salvinismo”. L’essere umano è davvero libero solo se è libero dalla paura. Occorre immediatamente smetterla con la politica che alimenta le paure più irrazionali dell’essere umano solo per guadagnare consensi alimentando divisioni e relativizzando dei diritti che vengono trasformati, di fatto, in privilegi su base nazionale (e per la verità neppure su quella perchè cittadini della medesima nazionalità ma con origine etnica diversa, secondo una estremizzazione che spesso si è perseguita in questi mesi, sono comunque indicati come “altro”, come “diversi” alimentando la convinzione che non debbano avere gli stessi diritti degli altri).

La cittadinanza è nata come strumento di inclusione, per garantire il riconoscimento di diritti, e tale deve tornare ad essere, cessando di essere quello strumento di esclusione che in questo periodo qualcuno vorrebbe che fosse. Il concetto di “dividi ed impera” è proprio, per l’appunto, degli imperi e non delle democrazie.

Un annuncio istituzionale del Governo Italiano che circola da settimane sui media nazionali, riprendendo una canzone di Marco Mengoni, dice “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. I rappresentanti del popolo italiano avranno ora coraggio di essere umani?

Francesco Ristori Monaco
Presidente

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