Per un’economia di pace e fraternità

“L’economia mondiale sta diventando sempre più ingiusta e insostenibile, uccide più delle bombe, semina guerre e tensioni, alimenta la povertà, la disoccupazione e l’esclusione sociale”. Sono passati più di vent’anni dal giorno in cui questa denuncia portò centomila persone a marciare da Perugia ad Assisi invocando “un’economia di giustizia”. Era il 12 Ottobre 1997. Da allora, nonostante i progressi ottenuti in diversi campi, molte cose sono peggiorate.

Pensiamo al dramma della disoccupazione e ai tantissimi giovani che non riescono a trovare un’occupazione sicura e dignitosa. Pensiamo a tutti gli adulti che vengono continuamente espulsi e scartati dal processo produttivo. Pensiamo alle donne e agli uomini che lavorano tutto il giorno, spesso in condizioni umilianti, senza riuscire a portare a casa un reddito dignitoso. Pensiamo agli anziani costretti in miseria dovo aver sacrificato la vita al lavoro. Il lavoro è un diritto fondamentale. Il fondamento della nostra Repubblica. Eppure manca una politica per assicurare a tutti e a tutte un lavoro dignitoso.

La crescita vertiginosa delle diseguaglianze e delle ingiustizie è diventata la prima e più grave minaccia alla pace nel mondo. Le guerre economiche, finanziarie e monetarie che ogni giorno si combattono all’insegna della competizione selvaggia stanno distruggendo la vita di centinaia di milioni di persone e di intere comunità, tessuti sociali e produttivi. Terre, acque, animali, minerali, materie prime, risorse naturali ed ecosistemi vengono sfruttati e devastati costringendo milioni di persone ad abbandonare tutto e scappare.

Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico che ci sta investendo sono le conseguenze più evidenti di questo disastro planetario. Ma in pericolo sono anche le principali conquiste degli ultimi 70 anni e le istituzioni democratiche costruite per promuovere la pace e il riconoscimento di tutti i diritti umani per tutti.

Dopo cinque decenni di negoziati e accordi, una nuova, spaventosa, corsa al riarmo nucleare planetario sta minacciando l’annientamento della vita sulla terra. Armi terrificanti, sempre più potenti e sofisticate, si stanno sviluppando e diffondendo nel mondo bruciando più di due trilioni di dollari all’anno. La produzione e il commercio delle armi che impegna direttamente anche il nostro Paese, continua a fare stragi quotidiane di vite umane nell’indifferenza generale.

Così non va e non può continuare. Se le cose non cambiano profondamente ci ritroveremo ancora più impoveriti, impauriti e ricattati a dover affrontare le terrificanti conseguenze di problemi enormi fuori controllo. Crescerà il numero delle persone disperate, scartate dai processi produttivi, senza reddito, condannate a sopravvivere in un clima di guerra permanente e di crescenti sofferenze e frustrazioni in un ambiente dilatato ma sempre più degradato, facili prede della malapolitica e della malavita.

Serve una mobilitazione straordinaria. Per questo abbiamo deciso di convocare da subito una nuova, grande, Marcia Perugia Assisi della pace e della fraternità. Si svolgerà domenica 11 ottobre 2020 e dovrà dare innanzitutto voce alla domanda di giustizia degli esclusi e degli impoveriti. Nei giorni precedenti, il 9 e il 10 ottobre, ci ritroveremo a Perugia per riflettere sui grandi pericoli che incombono, raccogliere i frutti delle cose positive che si stanno facendo dentro e fuori il nostro Paese e tracciare insieme le nuove strade del cambiamento.

Ma questo non ci basta. Ci sono molte cose da fare subito.

Un’altra economia è necessaria e urgente. Un’economia di pace e fraternità fondata sul disarmo e la sostenibilità. Costruirla non sarà facile ma non è nemmeno impossibile. Molte persone, gruppi, organizzazioni e istituzioni, dentro e fuori il nostro Paese, stanno cercando di percorrere le vie del cambiamento analizzando i problemi, avanzando proposte politiche, realizzando esperienze di economia civile, circolare, sostenibile, sociale e solidale, di comunione, del bene comune, della conoscenza aperte.

Un nuovo movimento di pace è necessario e urgente. Un movimento fatto di persone che la pace non si limitano a chiederla, a invocarla, ma s’impegnano a “farla”. Perchè è ormai chiaro che ogni cosa che facciamo, in ogni momento della giornata, può costruire pace o alimentare conflitti, tensioni, violenze.

In ogni città apriamo un cantiere di pace, un cantiere del cambiamento, inauguriamo nuovi laboratori di studio e confronto con chi è disponibile, illuminiamo le esperienze positive e rendiamole sempre più efficaci e contagiose, affrontiamo insieme i problemi che ancora non sono stati risolti, condividiamo le idee e le proposte. Lavorare, studiare, progettare, camminare insieme verso Assisi sarà un prezioso “generatore di pace”:

Non ci sarà mai vera pace se non riusciremo a costruire un’economia di pace e fraternità, rispettosa della dignità e dei diritti di tutti e tutte. Facciamolo insieme.

Tavola della Pace
Perugia, 1 Agosto 2019

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